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06/08/2018

La nascita del souvenir e il suo utilizzo

Chi non ha mai ricevuto un souvenir nella propria vita? Esso è un regalo, più o meno gradito, che tutti si sono ritrovati in casa almeno una volta nella vita.

Vi siete mai chiesti da dove derivi l’usanza di portare un souvenir alle persone care, o anche per la propria casa? Ecco qui alcuni elementi interessanti che potranno farvi rivalutare statuette e calamite.

Come nasce il souvenir

Come prima cosa bisognerà capire da dove venga il termine souvenir, utilizzato praticamente in modo universale per indicare un regalo che sia stato acquistato in viaggio.

A livello etimologico, la parola, che è francese, deriva dal termine latino “subvenire”.

Questa parola, a sua volta, significa “accorrere in aiuto”, ma a livello intransitivo essa indica anche il “tornare alla mente” e il “ricordarsi” di qualcosa o di qualcuno.

Quindi, si può indicare come la parole souvenir sia simile al nostro “sovvenire” sia per significato sia a livello etimologico.

Perché il souvenir

Un tempo, più che oggi, il viaggio era un’esperienza spesso rischiosa, ma anche emozionante, rara, che andava sempre ricordata, e che ricordava a chi viaggiava non solo l’avventura, ma anche le persone che non erano andate con lui, e che gli mancavano.

Il regalo, quindi, diventava sicuramente un sistema per ricordare l’esperienza del viaggio anche dopo molto tempo, e per raccontare agli altri ciò che era accaduto: ad esempio, chi abbia visitato il Museo dell’Accademia di Firenze potrà portare a casa una piccola raffigurazione dei Prigioni di Michelangelo per non dimenticarsi del fine settimana trascorso in Toscana.

Inoltre, si ritiene anche che il souvenir potesse aiutare, già nel passato, a ritornare alla realtà dopo un viaggio in modo meno traumatico: con l’oggetto era possibile mantenere un qualche legame con il luogo che si era visitato, evitando, quindi, di essere bruscamente “rispediti” nella vita di tutti i giorni.

Secondo alcune interpretazioni, inoltre, il souvenir è anche un testimone, in particolare della vittoria del soggetto: della sua possibilità di viaggiare, di quella di essersi divertito, e anche della sua capacità di tornare a casa sano e salvo, rincontrando la propria famiglia.

Addirittura, il souvenir potrebbe consentire alla persona che lo abbia acquistato di costituire un legame ancora più forte con chi lo abbia ricevuto.

L’oggetto, infatti, potrebbe anche acquistare un significato ulteriore: l’oggetto che viene donato può portare con sé quel qualcosa che appartiene al donatore, e che viene chiamato spesso in diversi modi in culture differenti.

Sarebbe quasi lo spirito della persona donatrice a rimanere un po’ con l’oggetto, e a renderlo speciale per chi lo abbia ricevuto.

Questa capacità del regalo determinerebbe anche l’obbligo, da parte di chi abbia ottenuto il regalo, di contraccambiare a sua volta, consentendo, quindi, di far rimanere intatto quello che sarà stato il legame originariamente creato con il primo tipo di dono.

Il souvenir, quindi, consentirebbe di ricordare non solo il luogo nel quale ci si sia recati, le emozioni provate e le persone incontrate, ma anche di portare le proprie esperienze a chi lo riceverà.

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